L’Università di Bergamo affronta le dinamiche della radicalizzazione e dell’estremismo violento, tematiche complesse ed in rapida evoluzione, soprattutto alla luce degli eventi legati alla pandemia, che hanno mutato le priorità strategiche di molti Stati, alleggerendo anche la pressione sui diversi gruppi terroristici, che hanno avuto la possibilità di riorganizzarsi, continuando a prosperare.
Giunge infatti alla sua terza edizione il master “Prevenzione e contrasto alla radicalizzazione, al terrorismo e per le politiche di integrazione e di sicurezza internazionale” (MaRTe) finalizzato a creare competenze professionali necessarie alla prevenzione del fenomeno della radicalizzazione e dell’estremismo violento, anche attraverso l’elaborazione e la valutazione di politiche sociali per l’integrazione interreligiosa ed interculturale.
Un ambito più che mai attuale. Secondo l’Europol nei paesi UE nel 2020 si sono avuti 57 tentativi di attacchi, sventati o falliti, 62 in Gran Bretagna. Dieci quelli riusciti e 449 le persone arrestate per terrorismo; 113 invece sono stati gli attentati perpetrati nel 2021 tra UE e Regno Unito.
Molti di più quelli effettuati in altri scenari, primi fra tutti Afghanistan, Iraq e nel Sahel. Segno che la capacità di attrattività del jihadismo militante, l’efficacia nel reclutamento, indottrinamento e nella radicalizzazione sono ancora elevate e dovute al fatto che lo Daesh è stato sì sconfitto militarmente, ma ideologicamente è ancora vivo e continua a rappresentare un modello di riferimento per i molti gruppi che continuano ad operare in diverse aree e del mondo.
“Ecco perché – commenta il prof. Michele Brunelli, Direttore del Master – è ancora importante occuparsi di terrorismo, nelle sue diverse forme e sotto approcci plurimi: operativo, giuridico, sociale e psicologico, economico e politologico. È fondamentale continuare a studiare per comprendere l’evoluzione delle sempre più sofisticate metodiche della comunicazione, della propaganda e del reclutamento, ma anche del finanziamento ai gruppi terroristici, così come delle mutate condizioni socio-politiche in determinati scenari che possano rappresentare nuovi terreni di scontro e nuove fonti di minaccia alla sicurezza.”
Il Master coniuga un tipo di formazione scientifico-accademica, con una meramente operativa, data da esperti del settore (Procura della Repubblica, avvocati e ufficiali di reparti investigativi speciali), adottando un duplice approccio alla materia: non solo nei suoi corsi propone uno studio della componente repressiva che spetta alle forze dell’ordine, ma intende porre anche l’accento sulla prevenzione, sulle politiche di inclusione sociale e sulla loro efficacia, adottando un approccio sinergico originale, oggi più che mai imprescindibile, tra il mondo delle forze di polizia con le loro competenze e le potenzialità che può esprimere la società civile.
La prevenzione al terrorismo deve essere materia d’azione congiunta e solo da una sintesi tra mondo civile e forze dell’ordine possono venire politiche efficaci di prevenzione e di contrasto, così come prevede il rinnovato progetto di legge Fiano (ex Dambruoso-Manciulli) “Misure per la prevenzione della radicalizzazione e dell’estremismo violento di matrice jihadista”, del quale non solo il Master si pone all’interno dell’alveo delle azioni previste, ma con la sua attività di formazione e ricerca da tre anni ha già iniziato ad attuarne concretamente alcuni punti.
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