Investire nella formazione di medici e infermieri specializzati nella medicina subacquea e iperbarica significa fornire strumenti per salvare vite umane e migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria, grazie a personale capace di gestire pazienti che presentano sintomi da avvelenamento da monossido di carbonio e che sono rimasti coinvolti in incidenti subacquei. Per promuovere una strategia di prevenzione efficace e per aumentare la presenza di strutture e personale in tutti i presidi sanitari, fino al 18 novembre 2024 sono aperte le iscrizioni alla decima edizione del Master universitario di secondo livello in Medicina Subacquea e Iperbarica “Piergiorgio Data”, con durata biennale, organizzato dalla Scuola Superiore Sant’Anna in collaborazione con l’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa.
A chi si rivolge.
Possono presentare domanda coloro che siano laureati in Medicina e Chirurgia e le laureande e i laureandi in Medicina, purché abbiano concluso tutti gli esami prima dell’inizio del Master e che prevedano di laurearsi entro il primo gennaio 2025. Il Master “Piergiorgio Data” è stato il primo programma di alta formazione in Italia a fornire le certificazioni europee per la medicina subacquea e iperbarica, riconosciute a livello globale, utili per avviare carriere in tutto il mondo.
Come si svolge il Master.
Le attività didattiche pongono l’accento sulla ricerca scientifica come strumento di aggiornamento continuo multidisciplinare e preparano allieve ed allievi anche a condurre studi innovativi nel settore della Medicina Subacquea e Iperbarica, attingendo alle infrastrutture e al network del Centro di Ricerca Interdisciplinare “Health Science” della Scuola Superiore Sant’Anna e dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR. La durata biennale permette di approfondire le conoscenze e di sviluppare le competenze pratiche per il campo subacqueo e iperbarico.
“Ogni anno, l’avvelenamento da monossido di carbonio e gli incidenti subacquei sono killer silenziosi e rischi sottovalutati in sensibile aumento – spiega Vincenzo Lionetti, professore associato in Anestesia e Rianimazione del Centro di Ricerca Interdisciplinare Health Science della Scuola Superiore Sant’Anna e direttore del Master – che mietono vittime in numero ben superiore a quanto si possa immaginare: soltanto in Italia si stimano ogni anno circa 6000 ricoveri e più di 350 decessi da avvelenamento da monossido di carbonio; mentre si registrano ogni anno 1000 infortuni subacquei e tra questi oltre il 10 per cento sono mortali. L’intossicazione da monossido di carbonio e i rischi legati alle immersioni rappresentano una grave minaccia per la salute pubblica, richiedendo una risposta urgente e coordinata. Nonostante l’importanza della terapia iperbarica, spesso sottovalutata fino a quando non è troppo tardi, le camere iperbariche e il personale medico specializzato risultano insufficienti, limitando l’accesso a cure salvavita. La medicina subacquea e iperbarica, essenziale per la gestione di condizioni legate ad ambienti estremi e anche a rischi domestici e ambientali come gli incidenti con impianti di riscaldamento e gli incendi, richiede un costante aggiornamento e una maggiore valorizzazione”.
“L’aumento degli incidenti domestici e l’espansione delle attività subacquee – sottolinea Vincenzo Lionetti – rendono ancora più urgente investire nella formazione di medici e infermieri specializzati per mettere in sicurezza i civili e anche i militari. È fondamentale promuovere una strategia di prevenzione efficace e garantire la presenza di strutture e personale adeguati in ogni presidio sanitario. La medicina subacquea e iperbarica – conclude Vincenzo Lionetti – può essere complementare a molte carriere mediche. Si tratta di una specialità multidisciplinare che abbraccia medici generici o specialisti in diverse branche della medicina. Qualunque sia la sua specializzazione, capita di frequente che un medico possa imbattersi nella gestione di problemi della salute propri della medicina subacquea o iperbarica, e per questo è necessario che sia preparato. Inoltre, è già in programma la realizzazione di un corso in tali ambiti dedicato agli infermieri, figure professionali essenziali nel gestire le emergenze in ambienti estremi”.
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